martedì 1 aprile 2008

La spada di Damocle



"Non c'è niente di più difficile da condurre, né più dannoso da gestire, dell'iniziare un nuovo ordine di cose" (Niccolò Macchiavelli)










Mi capita sempre più frequentemente di ricevere richieste d'aiuto e consigli per nuove attività imprenditoriali. Credo che ogni imprenditore sia visto, da chi vuole iniziare l'attività in proprio, come un punto di riferimento. Lo è, chiaramente, in misura del suo successo (dovuto non sempre o non del tutto alla propria abilità) e della sua disponibilità, che purtroppo a volte non è disinteressata. Mettersi in proprio oggi richiede una totale dedizione con un dispendio di energie notevole, è comprensibile che non tutti gli imprenditori abbiano voglia di ascoltare e soddisfare richieste d'aiuto in questo senso. Per alcuni sarebbe quindi una seccatura in più, per altri invece è un modo di relazionarsi, di crescere prendendo spunti dalle nuove leve e imparare insegnando quello che si è appreso. Questa disponibilità nasce da una mentalità di mercato libero e solidale, concorrenziale e in continua crescita in antitesi con le consunte e dannose posizioni di difesa tipiche della nostra cultura imprenditoriale (e non solo) isolana. Dall'altra parte il "poveretto" che chiede aiuto, lo fa semplicemente perché consapevole del contesto sociale in cui si trova. Ha capito che da solo non ce la può fare, troppi elementi a sfavore concorrono contro la sua idea, il suo sogno da realizzare. Sa che ci sono insidie, ma non ne conosce l'entità e ne ha paura. Le difficoltà di creare e portare avanti una impresa sono notevoli già di per se, ma vengono fortemente accentuate da un sistema istituzionale gravemente malato, basato su caste, clientelismo e burocrazia. Il mercato è colpito da una profonda crisi dove il potere d'acquisto si sta sempre più assottigliando: i prezzi crescono e le retribuzioni (per chi ha il lavoro) restano uguali. Il cliente è costretto a cercare prezzi bassi a discapito della qualità oppure pretende qualità a prezzi equi (cosa sempre più difficile). Il venditore si trova schiacciato tra la necessità di restare competitivo e l'impossibilità di poterlo fare senza scadere in qualità e in sicurezza. A volte per sopravvivere è costretto ad usare mezzi illeciti: il lavoro nero e l'evasione fiscale. L'azienda è appesantita da una forte pressione fiscale e deve essere in regola sotto tutti gli aspetti, elemento che comporta adempimenti e costi smisurati. Gli imprenditori che sopravvivono stanno assumendo sempre più le sembianze di x-man, esseri mutanti capaci di gestire non solo la propria azienda con tutte le problematiche ad essa inerenti, prevedibili e imprevedibili, ordinarie e straordinarie, ma anche il peso sulle proprie spalle di un sistema corrotto sempre più insostenibile. Oggi come oggi non è facile fare impresa e chi riesce sa che non è più permesso sbagliare, commettere passi falsi può costare troppo caro.


Sarà anche vero che i giovani non hanno voglia di fare niente, non vogliono staccarsi dal cordone familiare, non accettano la cultura del sacrificio, scelgono troppo spesso scorciatoie che non consentono di conoscere e approfondire, evitano gli ostacoli e cercano di seguire un percorso piatto e privo di problemi. Ma quali alternative offre una società come la nostra, insicura, iniqua e contraddittoria. Chi bussa alla mia porta per chiedere aiuto, poche volte ha quell'entusiasmo naturale che travolge e contagia tutto. Spesso sono persone demotivate già in partenza, ragazzi e adulti che non trovano impiego e cercano disperatamente di crearselo con le proprie mani. Troppi di questi però vengono ingannati dalle apparenze, guardando dall'esterno vedono l'attività imprenditoriale come un'isola felice, facile da conquistare e gestire, non sapendo che ogni imprenditore vive con la spada di Damocle sospesa sulla propria testa (Damocle era un cortigiano che un giorno si rivolse al suo imperatore Dionisio, dicendogli quanto volesse essere fortunato come lui, perché disponeva di un grande potere e di una grande autorità. Dionisio gli propose di scambiare i rispettivi ruoli per un solo giorno, in modo che potesse assaporare tale fortuna. Damocle accettò. La sera si tenne un banchetto, durante il quale Damocle iniziò a tastare con mano i piaceri dell'essere un uomo potente. Solo al termine della cena si accorse che sopra la sua testa pendeva una spada affilata sostenuta da un esile crine di cavallo. Dionisio l'aveva fatta sospendere sul capo di Damocle perché capisse che la sua posizione lo esponeva continuamente a grandi minacce per la sua incolumità. Immediatamente Damocle perse tutto il gusto per i cibi raffinati che stava, appena pochi istanti prima, gustando. Intorno a se non vide più nessuno, nemmeno quelle bellissime ragazze che prima ammirava e desiderava. Chiese a Dionisio di terminare lo scambio, non voleva più essere così fortunato).


A chi vuole iniziare un attività imprenditoriale non è concesso fare una prova per poi scegliere se continuare o rinunciare. O ci si butta o si resta fuori e una volta dentro non esistono turni, ferie, malattia, permessi, riposo, maternità, paternità.......... Si lavora 24 ore al giorno, anche nel sonno, sperando di avere successo o almeno mantenere un trand che permetta di continuare e in caso di resa è difficile uscirne se non con le ossa rotte. Chi decide di mettersi in proprio deve conoscere approfonditamente cosa fare e come deve essere fatto. Deve sapere che nei momenti di difficoltà non c'è aiuto, non c'è supporto, non c'è assistenza. Anzi, spesso si chiudono molte porte. Si è lasciati soli in balia delle avversità. Chi decide di fare questo passo deve essere consapevole che, oggi più che mai, l'impresa ha una elevata responsabilità sociale e una sua conduzione errata o un fallimento comporta non solo un danno sociale, ma soprattutto un dramma che coinvolge familiari e amici.


La mia vita professionale, come quella di qualsiasi altro imprenditore, è fatta di successi e fallimenti. Questi ultimi mi hanno fatto crescere anche se hanno lasciato ferite profonde. Ora non me ne posso più permettere altri.


Ciò che ho scritto non è un inno alla negatività, ma la dura realtà intrinseca del lavoro imprenditoriale, purtroppo sconosciuta agli aspiranti imprenditori. Se qualcuno interpreta in modo negativo queste paroole, se dovesse restarne colpito, spaventato o scoraggiato ho paura che fare l'imprenditore non sia pane per i suoi denti.

Le Pizze di Gennaio 2017